
Dal pericolo dei bambini non sorvegliati ai paddle che si avvicinano alla rotta dei battelli. Chris Polti, bagnino del Lido di San Nazzaro, racconta cosa significa vigilare ogni giorno sulla sicurezza e lancia un appello alla prevenzione.
Con l’estate nel vivo e le alte temperature che richiamano sempre più persone sulle rive del Lago Maggiore, il tema della sicurezza in acqua torna di stretta attualità. Nel Gambarogno il Lido di San Nazzaro rappresenta una realtà particolare: è infatti l’unico lido comunale ancora presidiato da un bagnino.
Da circa cinque anni questo ruolo è affidato a Chris Polti, membro della Società Svizzera di Salvataggio di Bellinzona. Pur vivendo altrove, il suo legame con il Gambarogno è profondo.
«La mia famiglia è originaria di Vira Gambarogno. Da bambino trascorrevo qui gran parte delle estati e sono praticamente cresciuto sul lago. È da allora che è nata la mia passione per l’acqua e per il salvataggio.»
Una passione trasformata oggi in un servizio alla comunità.
Un lido unico nel Gambarogno
Secondo Polti, quello di San Nazzaro è anche l’ultimo lido del Comune ad avere una presenza fissa di un bagnino.
«Se non sbaglio, ormai da almeno sei o sette anni è rimasto l’unico presidio di questo tipo nel Gambarogno. Un tempo, invece, ogni lido aveva il proprio bagnino.»
La giornata inizia presto, con il controllo della spiaggia, la rimozione di eventuale legname trasportato dal lago e la verifica che tutto sia pronto ad accogliere i bagnanti.
Poi inizia la sorveglianza vera e propria.
L’imbarcadero accanto al lido: una criticità da conoscere
Tra le particolarità del Lido di San Nazzaro vi è la presenza dell’imbarcadero della navigazione pubblica, situato immediatamente accanto alla zona balneare.

Durante la giornata i battelli effettuano numerosi attracchi e partenze, transitando molto vicino alle boe gialle che delimitano l’area destinata al nuoto.
«È una situazione che richiede attenzione. Chi frequenta abitualmente il lido la conosce, ma chi arriva per la prima volta potrebbe non rendersi conto di quanto sia vicina la rotta dei battelli.»
Negli ultimi anni, osserva Polti, è inoltre aumentato sensibilmente il numero di persone che utilizzano paddle e SUP.
«Sono sempre più diffusi e questo rende ancora più importante la prevenzione.»
Quando qualcuno supera abbondantemente il limite delle boe, il bagnino interviene.
«Mi è capitato di prendere il kayak e raggiungere persone che erano oltre cento metri fuori dalla zona balneare. L’obiettivo non è richiamarle perché infrangono una regola, ma riportarle in una zona sicura. In quel punto si trovano praticamente sulla rotta dei battelli.»
Polti ricorda che le boe gialle delimitano la zona riservata ai bagnanti in tutti i laghi svizzeri. Tuttavia, con il livello del lago particolarmente basso di quest’estate, lo specchio d’acqua protetto risulta ancora più ridotto, rendendo necessario anche un certo buon senso nella gestione delle situazioni.
Va ricordato che già durante l’allora Comune di San Nazzaro era stato sviluppato un progetto che prevedeva lo spostamento dell’imbarcadero in prossimità della stazione ferroviaria. Un’ipotesi tornata recentemente d’attualità nell’ambito della progettazione del futuro nodo intermodale, sempre a San Nazzaro, che permetterà di avere un lido più sicuro.
«Il problema più grande? I bambini incustoditi»
Se però c’è un tema che preoccupa davvero il bagnino, è un altro.
«Sempre più spesso vedo bambini in acqua senza un’adeguata sorveglianza dei genitori. Molti pensano che basti un giubbotto di salvataggio, ma non è così.»
Il messaggio è chiaro.
«Il bagnino non è un babysitter. I bambini devono essere controllati da vicino, a pochi metri di distanza.»
Un’affermazione che nasce dall’esperienza diretta.
«Due anni fa ho recuperato una bambina che era già sott’acqua. I bambini non gridano aiuto come si vede nei film: possono andare a fondo in silenzio e nel lago, dove la visibilità è spesso limitata, individuarli diventa estremamente difficile.»
Paddle, boa di segnalazione e alcol
Tra i comportamenti più rischiosi osservati durante l’estate vi sono anche quelli di chi esce in paddle senza adeguate precauzioni.
Polti ricorda che oltre i 200 metri dalla riva è obbligatorio avere a bordo un giubbotto di salvataggio e invita a evitare di trasportare più bambini contemporaneamente sulla stessa tavola.
«Se un bambino cade in acqua e l’adulto si tuffa per recuperarlo, gli altri rimangono soli sul paddle.»
Un altro consiglio riguarda chi pratica il nuoto in acque libere.
«Una boa di segnalazione costa una quindicina di franchi e permette alle imbarcazioni di vedere chiaramente che c’è una persona in acqua. Anch’io, quando nuoto durante la pausa, non esco mai senza.»
Attenzione infine anche all’alcol.
«Molti fanno l’aperitivo al lido e poi escono in paddle. Non tutti sanno che anche per queste tavole esiste un limite legale di alcolemia.»
Il falso mito delle tre ore
E le famose tre ore dopo mangiato?
«Gli studi più recenti hanno dimostrato che si tratta di un falso mito. È comunque buon senso evitare di entrare subito in acqua dopo un pasto molto abbondante. Più importante, invece, è non entrare in acqua sotto l’effetto dell’alcol o di sostanze stupefacenti.»
Un patrimonio da valorizzare
Guardando oltre la sicurezza, Polti vede nei lidi del Gambarogno un grande potenziale ancora inespresso.
«Abbiamo quattro lidi bellissimi e un’acqua di ottima qualità. Credo che si potrebbero valorizzare ancora di più, sia per i residenti sia per il turismo.»
L’idea è quella di sviluppare nuove attività coordinate: corsi di nuoto, iniziative sportive, gonfiabili, eventi e una figura che possa mettere in rete le diverse realtà presenti sul territorio.
Maverick, il cane che aiuta a prevenire
A condividere le giornate di lavoro con Chris Polti c’è anche Maverick, un Border Collie di nove anni addestrato al salvataggio nautico.

Contrariamente a quanto si pensa, il cane non entra in acqua per trascinare a riva una persona in difficoltà.
«Sarebbe troppo pericoloso. Come noi bagnini utilizziamo un mezzo di galleggiamento, anche Maverick è addestrato a portare un supporto alla persona in acqua.»
Negli anni ha però sviluppato anche una capacità particolare.
«Segnala spontaneamente le situazioni che ritiene a rischio, soprattutto quando vede bambini agitati o in difficoltà. Se lo lascio libero, li raggiunge e continua a tenerli d’occhio.»
Un aiuto silenzioso che, insieme all’esperienza del bagnino, contribuisce ogni giorno a rendere il Lido di San Nazzaro un luogo più sicuro.
(Foto di Chris Polti e GambarognoNews)
