
(foto: David Delcò)
Quando il soccorso è parte di te, non ci sono confini, orari o quote di crociera. Nemmeno a 10.000 metri d’altitudine.
Per molti l’estate significa relax, valigie, vacanze al sole. Per David Delcò, soccorritore di lungo corso attivo nel Locarnese e residente in Gambarogno, l’estate ha portato con sé qualcosa di più. Un’avventura singolare vissuta tra Zurigo e le Canarie, che racconta non solo l’imprevedibilità della vita, ma anche l’essenza più profonda di una professione vissuta come missione.
«Come molte persone, l’estate coincide con le vacanze – racconta David – e come per molti, ciò significa salire a bordo di un velivolo.» Il suo volo, un Airbus A320 diretto da Zurigo a Las Palmas, era iniziato nel più classico dei modi: famiglia al seguito, posto 37C, relax e qualche ora di viaggio davanti. Ma poco dopo il decollo, una voce interrotta annuncia un cambio di rotta… emotiva.
«Il comandante annuncia: “A causa di un’emergenza medica, se c’è un medico o personale sanitario, è pregato di annunciarsi al personale di cabina”.» David si alza, pronto a offrire il suo aiuto, ma viene informato che un medico è già intervenuto. «Ho continuato a rilassarmi, ma in testa mi risuonava la classica scena da film.»
Due settimane dopo, stesso volo, stessa compagnia, ma stavolta è tutta un’altra storia.
Poco prima di sorvolare Madrid, nuovo annuncio, stessa richiesta. Ma stavolta il personale di bordo cerca anche un interprete tedesco-spagnolo. David non esita: si alza e si fa avanti. «Questa volta sono in ballo. In pochi secondi, il pensiero si è focalizzato: di che potrebbe trattarsi? Come potrei agire? Quale materiale avrei a disposizione? Ma mi ha anche sfiorato l’idea della responsabilità di dover forse suggerire un atterraggio di emergenza.»
Giunto dalla paziente, sdraiata sui tre sedili, trova una situazione più rassicurante: è cosciente, vigile. Un’ulteriore fortuna è l’arrivo di una collega, un’infermiera svizzero-tedesca. «Ha condiviso con me le prime informazioni, aveva già posizionato un pulsossimetro al dito. I valori erano normali. Insieme abbiamo rivalutato lo schema ABCDE.» Anche il valore glicemico era nella norma. Grazie all’interprete, riescono a ricostruire l’accaduto e concordano con la paziente e l’equipaggio la strategia migliore.
Accanto, in lacrime, c’è una bambina di circa dieci anni: è la figlia della passeggera. «Le ho chiesto nel mio povero spagnolo se fosse sua madre e ha annuito. Allora le ho spiegato che non si trattava di nulla di grave e che avremmo spostato sua mamma in Business Class per stare più comoda.» Un gesto semplice, umano, che va oltre la tecnica.
La paziente sbarca all’arrivo con le proprie forze. David la rivede più tardi, al ritiro bagagli, in compagnia della figlia. Tutto è bene quel che finisce bene. Ma ciò che resta è la forza della collaborazione.
«Ho particolarmente notato e apprezzato la professionalità e l’ottimo Crew Resource Management (CRM), tipico del personale di aviazione, e la splendida collaborazione con la collega. Il personale di cabina ci ha poi omaggiato, come segno di gratitudine, con una bottiglia di vino. Ho detto che non era necessario, ma hanno insistito: è usanza. L’ho accettata con piacere.»
Una chiusura gentile per un intervento gestito con professionalità e umanità. Anche se, al ritorno in Svizzera, una piccola coda sulla A2 con tamponamento chiude la vacanza con l’ultima curva imprevista. «Ma questa è un’altra storia… e le vacanze sono andate bene.»
Una vita nel soccorso, una nuova sfida nella formazione
Questo episodio in volo non è che l’ultimo tassello di un lungo percorso fatto di dedizione, interventi e formazione. David Delcò ha cominciato giovanissimo, a 18 anni, come soccorritore volontario presso il Consorzio di Ascona. Poco dopo, nel 1990, ha proseguito la sua attività professionale presso il Consorzio di Locarno, poi confluito nel 2001 nell’attuale Associazione SALVA, dove ha continuato a operare con passione.
Nel corso degli anni ha conseguito il diploma di soccorritore FCTSA/IAS/CRS, affiancando all’attività sul campo un impegno costante nella formazione. È stato tra i primi volontari della Centrale 144 fin dalla sua apertura nel 1995 e ha ricoperto ruoli sempre più rilevanti: formatore interno, poi formatore diplomato CRS, fino ad assumere la responsabilità del settore formazione.
Questa funzione lo ha portato ad avviare una collaborazione con la Federazione Cantonale, dove oggi lavora al 50% come formatore digitale, dopo aver conseguito il CAS SUFFP. Negli anni ’90 ha inoltre fatto parte del Gruppo Interventi Speciali – oggi UIT-S – operando in ambienti impervi, spesso in collaborazione con la colonna di soccorso del CAS e i pompieri. Nel tempo ha ricoperto anche i ruoli di responsabile di turno e di Capo Interventi Regionale (CIR).
Dopo 37 anni in prima linea, il 31 agosto 2025 David indosserà l’uniforme per l’ultima volta, salutando il servizio operativo per dedicarsi a tempo pieno alla formazione. Un passaggio importante, vissuto con profonda consapevolezza.
«Poter svolgere questa professione e la possibilità di portare aiuto agli altri è stato per me un privilegio, un piacere e una passione che hanno compensato i sacrifici che richiede. Ho avuto la possibilità di entrare, anche se solo per poco, nelle case e nelle vite di molte persone. Ho conosciuto colleghi, medici, infermieri, capiservizio… qualcuno è già in pensione, qualcuno non c’è più, altri hanno appena iniziato. A tutti loro va la mia gratitudine.»
Il futuro? Una nuova fase professionale, orari più regolari e un po’ più di tempo per la famiglia. «Il pensionamento non è ancora dietro l’angolo – scherza – ma intanto è tempo di cambiare ritmo.»
A David, da parte nostra, un sincero in bocca al lupo
In un mondo che spesso dimentica il valore di chi opera lontano dai riflettori, la storia di David Delcò ci ricorda quanto possa essere grande l’impatto di una vita spesa per gli altri. Che si tratti di un intervento durante il servizio o di un’emergenza a 10.000 metri, quando c’è bisogno di aiuto, lui c’è. Con discrezione, competenza, umanità.
A nome di GambarognoNews, un grande in bocca al lupo a David per questa nuova fase della sua vita professionale. Continuerà a formare nuovi soccorritori, a trasmettere il sapere costruito in 37 anni di interventi… e, chissà, magari anche a raccontarci qualche altra avventura inaspettata.
