Flavia Anastasìa, titolare dell’azienda agricola Fattoria dal Piz, annuncia a Tio una decisione drastica: dall’estate 2026 non produrrà più formaggio sull’alpe Montoia, presso Indemini, portando in alpe solo capre gravide che non producono latte.
«Già da tre anni stavamo riflettendo su cosa fare – spiega Anastasìa nell’intervista pubblicata su Tio da Patrick Mancini il 19 settembre 2025 – dopo la predazione dello scorso 10 settembre, abbiamo scaricato l’alpe in anticipo. È stato troppo».
L’attacco, avvenuto in pieno giorno lungo il sentiero che collega il Monte Tamaro al Monte Lema, ha segnato un punto di non ritorno: «Prima il lupo predava solo di notte, ora sembra non avere più paura dell’essere umano», aggiunge Anastasìa. Secondo lei, la politica tarda a dare risposte efficaci: «Se si continua così tra dieci anni non ci sarà più nulla da discutere».
Le misure di protezione suggerite dalle autorità, dai recinti ai cani da guardia, risultano spesso insufficienti o impraticabili nei territori montani del Ticino. «Non si può pensare di recintare ovunque come su un altopiano – continua Anastasìa – in più alcune misure di protezione efficaci vengono tagliate».
La scelta di rinunciare al formaggio comporta anche un cambio radicale della gestione alpestre: le capre saranno portate in calore in aprile, per partorire in ottobre, invertendo il ciclo naturale. Questo permetterà di vegliare meglio sul bestiame e ridurre il rischio di predazioni, ma comporta inevitabilmente la perdita della produzione tradizionale del formaggio a latte crudo.
La decisione di Flavia Anastasìa, riportata da Tio nell’intervista di Patrick Mancini, rappresenta un monito concreto: il ritorno del lupo pone sfide reali agli allevatori, e richiede soluzioni concrete per garantire la convivenza tra uomo e natura.
(fonte Tio)

