
La Palma di Fortune (Trachycarpus fortunei), spesso chiamata – impropriamente – “palma ticinese”, è ormai una presenza diffusa sul nostro territorio. Pianta ornamentale originaria della Cina, negli anni è sfuggita ai giardini privati, colonizzando boschi e ambienti naturali e mettendo a rischio la biodiversità locale.
In immagine una foto d’archivio che mostra un esempio di diffusione incontrollata (Casenzano, 1 novembre 2024): oltre a essere dannosa per l’ambiente, la palma rappresenta anche un impatto negativo sul paesaggio.
Non a caso, da settembre 2024 la Svizzera ne ha vietato la vendita, inserendola tra le specie invasive da contenere.
Il mese di maggio rappresenta un momento chiave: è infatti ora che è necessario tagliare le infiorescenze gialle prima che producano frutti. Un gesto semplice ma fondamentale per limitare la propagazione della pianta. L’operazione può essere eseguita con una cesoia da giardino o manualmente, smaltendo poi i residui nel compost o tra gli scarti vegetali. I semi maturi dell’anno precedente, invece, devono essere gettati nei rifiuti solidi urbani.
Ma non basta. Secondo l’articolo 15 dell’Ordinanza federale sull’emissione deliberata nell’ambiente (OEDA), ogni proprietario è tenuto ad adottare misure di contenimento. La soluzione più efficace resta la rimozione completa della palma, con taglio alla base ed estirpazione delle giovani piantine nei dintorni. Un intervento che, seppur più impegnativo, è anche il più incisivo nel lungo periodo.
La diffusione della Palma di Fortune è favorita anche dagli uccelli, che si nutrono dei semi e li trasportano su lunghe distanze. Una volta insediata, la pianta crea popolamenti densi che soffocano la vegetazione indigena, riducendo la biodiversità. Inoltre, le sue radici poco profonde favoriscono l’erosione del suolo e compromettono la funzione protettiva dei boschi, mentre le fibre del fusto possono aumentare il rischio di incendi.
Il fenomeno non riguarda solo le palme: altre specie invasive, come il poligono del Giappone o l’ailanto, stanno creando problemi simili sul territorio, con costi di gestione sempre più elevati.
Per questo motivo, diversi comuni ticinesi stanno intensificando le campagne di sensibilizzazione, invitando i cittadini a diventare parte attiva nella lotta contro queste specie. Un impegno condiviso che può fare la differenza per la salvaguardia del nostro ambiente.
(Foto Manuel Buetti – GambarognoNews).
