martedì, Luglio 21

Tennis Vira, i campi sono pronti. Ma la politica dov’era?

Dopo le immagini pubblicate dal Tennis Club Vira Gambarogno, torna al centro la domanda sul futuro del mappale 253: un comparto pubblico, centrale e affacciato sul lago, la cui destinazione era stata tracciata da documenti comunali e cantonali.

Le immagini dall’alto dei campi da tennis di Vira, pubblicate dal Tennis Club con l’annuncio di una nuova stagione di gioco, mostrano una struttura curata e pronta all’uso. Ma proprio quelle immagini riaprono una questione più ampia: che cosa è stato fatto, in quindici anni, per dare seguito alla visione pubblica pensata per uno dei comparti più centrali e delicati del paese? Qui non si tratta di mettere in discussione il valore del tennis, ma di chiedere alla politica se l’attuale assetto sia il frutto di una scelta consapevole o di un rinvio diventato, nei fatti, una decisione.


Caro Comune, ti scrivo: quando l’attesa diventa una scelta politica

Ci sono immagini che, più di molte parole, raccontano un territorio. Le fotografie dall’alto dei campi da tennis di Vira, pubblicate dal Tennis Club Vira Gambarogno con la frase “pronti per una nuova stagione di gioco”, mostrano certamente una struttura curata, viva, pronta ad accogliere chi pratica questo sport. E questo va riconosciuto. Il tennis ha un valore sportivo e sociale. Un Club attivo, dei campi utilizzati e una struttura frequentata sono elementi positivi per un paese.

Ma quelle stesse immagini raccontano anche altro. Mostrano due campi da tennis collocati in uno dei punti più centrali e delicati di Vira: tra il nucleo, la chiesa, il porticciolo, le case e il lago. Un comparto affacciato sul Verbano, non periferico, non marginale, non semplicemente sportivo. Ed è proprio questa collocazione a rendere la questione più ampia. Questa volta, però, la domanda non è rivolta al Club. È rivolta alla politica.

Perché il Club fa il Club. Chi gioca a tennis difende legittimamente uno spazio sportivo. Ma il futuro di un sedime pubblico, acquistato con una finalità collettiva e inserito da anni in una visione pianificatoria più ampia, dovrebbe essere governato dalla politica.

La storia del mappale 253 non nasce oggi. Nasce con una scelta pubblica, con una votazione popolare, con un acquisto sostenuto dal Cantone e con documenti comunali e cantonali che, nel tempo, hanno indicato una direzione precisa: promuovere un utilizzo pubblico più ampio di un comparto centrale di Vira, affacciato sul lago Maggiore. Nel 2010, il rifacimento dei campi poteva ancora essere letto dentro questa logica. I campi erano deteriorati, andavano risistemati. Ma il nuovo rivestimento aveva una durata stimata: circa quindici anni.

Un tempo lungo, sì. Ma non infinito.

Quel tempo avrebbe potuto servire a elaborare scenari, valutare alternative, dialogare con il Club, verificare il ruolo del Centro sportivo regionale, coinvolgere la popolazione e preparare una decisione pubblica sul futuro del comparto.

Quindici anni dopo, la domanda è semplice: che cosa è stato fatto politicamente in questo tempo?

Se oggi i campi sono stati rinnovati o risistemati in modo importante, il punto non è soltanto chi paga. Secondo informazioni giunte a GambarognoNews, l’onere maggiore sarebbe a carico del Tennis Club. Ma anche un intervento finanziato in larga misura da terzi, se realizzato su un sedime pubblico e in un comparto con una destinazione storicamente discussa, produce effetti politici. Consolida un assetto. Prolunga una funzione. Rende più difficile, nei fatti, immaginare altro.

Ed è qui che nasce la domanda principale: prima di permettere un nuovo ciclo di vita dei campi, la politica non avrebbe dovuto riaprire il confronto sul futuro del mappale 253?

Non per mettere sotto accusa il tennis. Non per negare il valore di una realtà sportiva attiva. Ma per rispettare una direzione pubblica che non era un’impressione, né il sogno di pochi: era scritta nei documenti, sostenuta dalle istituzioni e confermata da scelte politiche e finanziarie. Perché quando un assetto temporaneo viene rinnovato più volte senza una discussione di fondo, rischia di diventare definitivo non per decisione esplicita, ma per inerzia. E l’inerzia, in politica, è comunque una scelta.

A Vira non si discute soltanto di due campi da tennis. Si discute di un pezzo di paese, di un affaccio sul Verbano, di uno spazio che la cittadinanza ha contribuito ad acquistare e che i documenti pubblici hanno raccontato come qualcosa di più ampio di un’infrastruttura sportiva. Se l’attuale destinazione del comparto è ormai considerata stabile, lo si dica apertamente. Se invece la prospettiva di una piazza, di un belvedere e di un utilizzo pubblico più ampio resta attuale, allora è tempo di spiegare come e quando si intenda finalmente riprendere quel dossier.

Perché quindici anni erano già un tempo lungo. Altri quindici anni di rinvio non sarebbero più soltanto attesa. Sarebbero una scelta.

Redazionale di Manuel Buetti

(Fonti e foto: documenti Comunali e Cantonali, pagina facebook Tennis Club Vira Gambarogno).


Nota della redazione
“Caro Comune, ti scrivo” è una rubrica firmata di GambarognoNews dedicata a domande aperte e riflessioni civiche su temi di interesse pubblico. Per Comune si intende l’insieme dell’apparato politico e amministrativo comunale, nel rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali.