lunedì, Febbraio 9

Rive pubbliche: l’allarme di Edgardo Ratti, già nel 1959

Per i gambarognesi, l’estate è anche sinonimo di lago: bagni, nuotate, passeggiate all’aperto, momenti di libertà e condivisione sulle rive del Lago Maggiore. Ed è proprio lungo quelle rive che, talvolta in silenzio, si consuma una tensione tra spazio pubblico e interessi privati. In certi casi si tratta di piccoli gesti, in altri di pratiche consolidate che negli anni hanno contribuito a ridurre l’accessibilità al lago, uno dei beni più preziosi del nostro territorio.

Il tema è oggi più attuale che mai. Anche a livello cantonale si discute della necessità di garantire un accesso equo e continuo alle rive. Il Gran Consiglio ha affrontato la questione già nel 2002, grazie a una mozione del deputato socialista Bill Arigoni, che chiedeva un piano concreto per il recupero delle rive lacustri.

Negli anni più recenti, è stato soprattutto l’ingegnere e politico Bruno Storni a riportare il tema al centro del dibattito mediatico, con denunce puntuali e approfondite su casi specifici – in particolare nel Locarnese. Il diritto all’accesso alle rive esiste, ma la sua applicazione pratica è spesso ostacolata da limiti culturali, giuridici ed economici.

Ma pochi ricordano che, già oltre sessant’anni fa, nel nostro stesso territorio, qualcuno aveva visto tutto con estrema lucidità. Si tratta di Edgardo Ratti, artista, promotore culturale e cittadino attivo del Gambarogno. Con sensibilità e coraggio, Ratti denunciava già nel 1959 lo strisciante processo di privatizzazione delle rive. Lo fece con un articolo pubblicato sul settimanale Cooperazione, che riproponiamo integralmente qui sotto: un documento storico di straordinaria attualità.


Verboten… Privat!
di Edgardo Ratti – Cooperazione, 9 maggio 1959


A distanza di 65 anni, molte cose sono cambiate. La sensibilità pubblica è aumentata, sono stati introdotti strumenti legali più chiari, e alcune porzioni di riva sono state effettivamente recuperate. Tuttavia, gli interessi privati continuano talvolta a premere, cercando di espandersi verso il lago anche solo di pochi metri.

In alcuni casi si è osservato il tentativo di alterare la posizione delle quote delle piene ordinarie, ad esempio creando muri di contenimento che spingono la proprietà verso il lago, portando la quota al largo. Si tratta di un riferimento fissato dal diritto cantonale che esclude la proprietà privata sulle rive dei laghi e dei corsi d’acqua (art. 4 cpv. 1 e 2 della Legge sul Demanio Pubblico), e che quindi segna il confine tra pubblico e privato. Per il Lago Maggiore, questa quota è fissata a 194.50 metri sul livello del mare, secondo il Regolamento sul Demanio Pubblico (RDP).

In altri casi, forse eredità del passato, si rileva la semplice estensione della superficie privata su suolo pubblico demaniale. Alla redazione è noto un caso specifico che è stato sottoposto all’Ufficio del demanio cantonale, per il quale si attende ancora una risposta.

Non si tratta di puntare il dito, ma di promuovere un’attenzione condivisa e informata.

Proprio per questo, in questo periodo estivo in cui il lago torna a essere vissuto da tutti, invitiamo i nostri lettori a segnalarci situazioni particolari, dubbi o presunte irregolarità: accessi difficili, ostacoli sospetti, strutture insolite in punti potenzialmente pubblici. Ogni segnalazione sarà vagliata con la dovuta attenzione.

La tutela del bene comune è un compito che appartiene a tutti. Così come lo era per Edgardo Ratti nel 1959, lo è anche per noi oggi.



Fonti

Normative e giurisprudenza:

  • Codice Civile Svizzero (CC), art. 664 cpv. 2 e 3 Le acque pubbliche e i terreni non coltivabili non sono soggetti alla proprietà privata, salvo prova contraria.
  • Legge sul Demanio Pubblico del Canton Ticino (LDP), art. 1 lett. a e art. 4 cpv. 1 e 2 Le acque pubbliche comprendono l’alveo e le rive dei laghi e dei corsi d’acqua fino alla quota delle piene ordinarie.
  • Regolamento sul Demanio Pubblico (RDP), art. 2 Fissa per il Lago Maggiore il limite demaniale a 194.50 m s.l.m.
  • DTF 127 I 164, consid. 5.b.bb (Tribunale federale svizzero) Le rive lacustri rientrano tra i beni pubblici in uso comune (öffentliche Sachen im Gemeingebrauch).
  • Flurina Hitz, Commentario al Codice Civile, 2023, ad art. 664 CC Non è tanto la proprietà, ma lo scopo pubblico dell’uso a definire il regime giuridico del bene.

Fonti storiche e giornalistiche:

Interventi di Bruno Storni, 2010–2024 Articoli e denunce su casi concreti di ostacolo all’accesso pubblico alle rive.

Edgardo Ratti, “Verboten… Privat!”, Cooperazione, 9 maggio 1959 Articolo originale di denuncia sulla privatizzazione delle rive del Lago Maggiore nel Gambarogno.

Fabio Dozio, “Rive poco pubbliche, in Svizzera si discute”, pubblicato su Azione il 13 maggio 2024 Panoramica aggiornata sullo stato delle rive in Svizzera, con dati comparativi e riferimenti legislativi.

Mozione Arigoni (2002), Gran Consiglio Ticino