
Quando tutti scendono a valle, Roland rimane. All’Alpe Cedullo la vita continua, anche nel cuore dell’inverno.
Con l’autunno gli alpeggi si svuotano, il bestiame scende a valle e la montagna torna silenziosa.
Ma sopra San Nazzaro, a 1’300 metri di quota, c’è un alpe che non chiude mai.
Là, tra boschi e cielo, Roland Ott ha scelto di restare anche d’inverno: con il suo cane, i gatti, le galline e un gallo, custodisce l’Alpe Cedullo e accoglie chi sale fin lassù con un piatto caldo e un sorriso sincero.
Un modo diverso di vivere la montagna, lontano dal rumore del mondo.

Quando gli alpi si svuotano e i campanacci tacciono, la montagna torna a respirare nel silenzio dell’inverno.
Ma sopra San Nazzaro, all’Alpe Cedullo, c’è chi sceglie di restare.
A 1’300 metri di quota, tra neve, boschi e vento, Roland Ott continua a vivere la montagna anche quando tutti sono già tornati a valle. Con lui, il suo cane, alcuni gatti, qualche gallina e un gallo che ogni mattina, puntuale, dà voce al nuovo giorno.
Il custode di Cedullo
Roland Ott, originario della Svizzera tedesca, è il gestore dell’alpe dal 2023.
L’idea di restare anche in inverno lo accompagnava sin dal suo arrivo:
«Avevo già vissuto esperienze simili nei Grigioni, nei Maiensäss, dove trascorrevo l’inverno con il bestiame. Cedullo è alla stessa altitudine, e mi è sembrato naturale restare anche qui.»
Per lui, la montagna d’inverno non è un sacrificio, ma una scelta di vita.
«Anche se faccio questo lavoro da decenni, provengo dalla città. Ho sempre amato l’idea di vivere nella natura, di diventare un Mountain Man, come quei trappers nordamericani che vivevano liberi tra i boschi e le montagne.»
Un inverno di quiete e incontri
Cedullo non dorme, neppure nei mesi freddi.
«Anche d’inverno passano escursionisti — racconta Roland — spesso dall’Italia, ma non solo. Quando fa freddo li invito dentro: al caldo, si parla un po’, si condivide qualcosa.
Da incontri così nascono momenti belli.»
È proprio da questo spirito d’accoglienza che è nata la sua idea: su prenotazione, Roland prepara fondue e raclette a chi sale fin lassù.
Un pasto semplice, caldo, preparato con cura, da gustare circondati dal silenzio della montagna. «L’ideale — consiglia — è arrivare tra le 13 e le 15».
Nei momenti in cui non riceve visite, gli chiedo se si sente solo.
«Non sono solo — dice — ho i miei animali, e una volta alla settimana scendo a Indemini per la spesa. La neve non è un problema: il sentiero, dopo il colle di Sant’Anna, è spesso libero, e il sole arriva generoso.»
Cedullo, d’inverno, è un rifugio per lo spirito:
un luogo dove il tempo rallenta, il silenzio diventa amico e un pasto condiviso davanti al calore del fuoco si trasforma in un piccolo rito di umanità.
L’Alpe Cedullo, cuore del Patriziato di San Nazzaro
L’Alpe Cedullo, di proprietà del Patriziato di San Nazzaro, è raggiungibile in circa un’ora di cammino da Indemini, dai monti di Gerra o di Vairano, è un piccolo mondo sospeso tra cielo e lago.
Nel 1997 è stato rinnovato il caseificio, mentre nel 2001 sono stati restaurati gli edifici principali — la stalla, l’abitazione dell’alpigiano e la cucina — tutti con tetti in piode, nel rispetto della tradizione architettonica.
Qui, la montagna non è solo paesaggio, ma memoria viva di lavoro e dedizione.

Chi vuole vivere quest’esperienza può contattare direttamente Roland Ott per prenotare una fondue o raclette all’Alpe Cedullo —
un’occasione per riscoprire che, anche d’inverno, la montagna del Gambarogno non chiude mai. (Contatti: Roland Ott, gestore: +41 79 762 94 76 aelpler-ott63@gmx.ch).

(foto e fonte: https://www.patriziatosannazzaro.ch/ e Roland Ott)
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