Scuola del futuro in Gambarogno: alla ricerca di un nuovo equilibrio

Sedici anni di scelte per arrivare a una nuova visione

Dal mantenimento delle sette sedi deciso dopo la fusione alla chiusura di Gerra, passando per mense, nuove aule e trasporti: il credito da 82’000 franchi apre una riflessione che riguarda non soltanto la scuola, ma il futuro stesso del Comune.

Sedici anni dopo la nascita del Comune unico, il Gambarogno torna a interrogarsi sul futuro della propria scuola.

Con il Messaggio municipale 521 del 24 agosto 2026 (link), il Municipio propone al Consiglio comunale un credito di 82’000 franchi, IVA compresa, per affidare alla SUPSI un mandato finalizzato all’elaborazione del progetto “Scuola del futuro”.

È importante chiarire subito cosa non è questa proposta. Non si sta ancora decidendo di costruire una nuova scuola, non è stata individuata una futura organizzazione delle sedi e non è stata scelta la strada della centralizzazione.

Il mandato dovrebbe arrivare prima di queste eventuali decisioni. L’obiettivo è costruire un quadro comune attraverso dati, ascolto del territorio e coinvolgimento di famiglie, personale scolastico, allievi, associazioni, autorità e popolazione, per arrivare poi all’elaborazione di possibili scenari.

Il credito deve ancora ottenere il via libera del Consiglio comunale convocato per il 12 ottobre 2026.

Per comprenderne davvero la portata, però, occorre tornare indietro. Perché quegli 82’000 franchi rappresentano soltanto l’ultimo capitolo di una storia che accompagna il Gambarogno praticamente dalla fusione.

Dalla fusione alla scelta di mantenere le scuole nelle frazioni

Uno dei documenti che meglio permette di comprendere lo spirito con il quale il nuovo Comune affrontò inizialmente il tema scolastico risale al 2011.

Nel Messaggio municipale 46 (link), dedicato alle mense scolastiche di Vira e Contone e alla progettazione dell’ampliamento dello stabile di Quartino, il Municipio ricordava che il nuovo Istituto scolastico contava circa 310 allievi: 200 alle elementari e 110 alla scuola dell’infanzia.

Ma soprattutto metteva nero su bianco una scelta.

Il mantenimento delle allora sette sedi scolastiche veniva definito dal Municipio una “precisa e condivisibile scelta politica”.

Le motivazioni andavano ben oltre la semplice organizzazione delle classi. Si voleva evitare di allontanare troppo i bambini, soprattutto i più piccoli, dal proprio domicilio, contenere i trasporti e contribuire a mantenere le frazioni il più possibile vive dal punto di vista sociale e culturale.

Lo stesso documento non nascondeva il prezzo di quella capillarità: maggiore impegno organizzativo e amministrativo, difficoltà di coordinamento e costi legati ai trasporti in un Comune territorialmente molto esteso e con una distribuzione degli allievi non uniforme.

Già allora erano quindi presenti i due elementi che ancora oggi devono essere messi in equilibrio: prossimità ed efficienza organizzativa.

Quella filosofia riguardava anche i servizi alle famiglie. Nel 2011 il catering era già presente alla scuola dell’infanzia di Gerra e il progetto comunale prevedeva di estendere la refezione anche alle SI di Vira e Contone. A Vira venne individuato un locale allora inutilizzato all’ultimo piano della scuola dell’infanzia per realizzare una mensa con refettorio; a Contone gli spazi furono ricavati nell’edificio scolastico dopo una riorganizzazione delle aule.

In un territorio dove casa e scuola possono essere distanti parecchi chilometri, la refezione non era soltanto un servizio accessorio: contribuiva anche a semplificare i trasporti e la quotidianità delle famiglie.

Negli anni successivi l’organizzazione continuò a evolvere. Nel 2016 il periodico comunale presentava quella prevista per l’anno scolastico 2017/18 addirittura come l’“organizzazione strutturale definitiva” dell’Istituto, suddivisa in due poli: Alto Gambarogno, con Contone e Cadepezzo, e Medio-Basso Gambarogno, con Vira, Piazzogna, San Nazzaro e Gerra.

Il tempo avrebbe mostrato quanto, in realtà, la scuola gambarognese fosse ancora destinata a cambiare.

Gerra e Cadepezzo: due evoluzioni opposte dello stesso Comune

Nel 2022 la scuola dell’infanzia di Gerra non riapre.

La motivazione immediata è l’insufficiente numero di bambini, ma la storia di quei numeri è più complessa e permette di capire perché la decisione abbia assunto nel Basso Gambarogno un significato che andava oltre la semplice organizzazione scolastica.

Gerra aveva una lunga tradizione legata alla scuola. Come abbiamo recentemente ricostruito su GambarognoNews nell’articolo “31 agosto 1991: a Gerra una scuola rinnovata attendeva 38 bambini”, l’edificio scolastico era stato costruito nel 1907 e completamente rinnovato nel 1991 con un investimento di circa 250’000 franchi.

Allora vi entravano 38 bambini provenienti da Gerra, San Nazzaro, Sant’Abbondio e Caviano. A Gerra si frequentavano la scuola dell’infanzia e i primi due anni delle elementari, mentre per i tre anni successivi gli allievi si trasferivano a San Nazzaro. Una collaborazione fra Comuni che, nel campo scolastico, anticipava in qualche modo quella che molti anni dopo sarebbe diventata l’aggregazione del Gambarogno.

Ma per comprendere la chiusura del 2022 bisogna guardare anche alle successive scelte organizzative.

Nel progetto di riorganizzazione delle sedi, la nuova scuola dell’infanzia di Piazzogna avrebbe dovuto accogliere parte dei bambini che frequentavano Vira, mantenendo quindi operative le sedi di Piazzogna e Gerra e chiudendo quella di Vira.

La scelta effettivamente adottata fu diversa.

Vira rimase aperta, mentre alla nuova scuola dell’infanzia di Piazzogna vennero assegnati gli allievi della collina fino a Ronco sopra Gerra. Anche bambini che precedentemente frequentavano Gerra passarono quindi sotto il comprensorio di Piazzogna.

Quella redistribuzione ridusse inevitabilmente il bacino della sede di Gerra.

Quando nel 2022 il Municipio ne annunciò la chiusura definitiva per l’insufficiente numero di iscritti, quei numeri non erano dunque solo riconducibili soltanto all’evoluzione demografica, ma riflettevano anche le precedenti decisioni adottate nell’organizzazione delle sedi scolastiche.

È un elemento importante, perché aiuta a comprendere il disappunto che accompagnò la decisione.

Nel Basso Gambarogno riemerse anche una domanda che accompagna il Comune unico praticamente dalla sua nascita: fino a che punto è possibile concentrare progressivamente i servizi senza impoverire le frazioni più periferiche?

La questione era particolarmente sensibile perché la presenza territoriale delle scuole aveva accompagnato il progetto aggregativo e perché nel 2011 il nuovo Comune aveva esplicitamente collegato il mantenimento delle sedi alla volontà di non allontanare troppo i bambini, limitare i trasporti e contribuire alla vitalità sociale e culturale delle frazioni.

Il riferimento alle aspettative legate alla fusione continuerà a riemergere anche negli anni successivi.

Questo non significa che una sede scolastica potesse essere garantita per sempre indipendentemente dal numero degli allievi.

Significa però che nel Gambarogno una scuola rappresenta qualcosa di più dell’edificio nel quale si tengono le lezioni. Per una frazione significa presenza quotidiana di bambini e genitori, incontro, servizio di prossimità e vita sociale.

Nello stesso periodo, dall’altra parte del Comune, si presenta il problema opposto.

Nel comparto di Contone e Cadepezzo il numero degli allievi provoca una cronica carenza di aule. Dall’anno scolastico 2020/21 una sezione delle elementari viene così collocata temporaneamente in uno stabile privato a Contone; nel 2021/22 le sezioni diventano due.

La soluzione può essere soltanto provvisoria e si arriva quindi al credito di 1,25 milioni di franchi per una nuova struttura modulare presso il Centro scolastico di Cadepezzo.

Nell’agosto 2024 GambarognoNews raccontava la conclusione dei lavori della nuova ala di Cadepezzo, destinata ad accogliere nuove classi e la refezione del complesso scolastico.

È forse la fotografia più efficace della complessità gambarognese: mentre Gerra perde la propria scuola dell’infanzia, con un bacino già ridimensionato anche dalle precedenti scelte organizzative, Cadepezzo ha bisogno di nuovi spazi per far fronte alla crescita degli allievi.

Due evoluzioni opposte che avvengono nello stesso Comune.

Ed è proprio nel 2022 che il dibattito comincia a trasformarsi in una riflessione più ampia. Il 19 dicembre dello stesso anno Simone Bergonzoli presenta invece la mozione “La scuola del futuro”.

La chiusura di Gerra è uno dei punti di partenza, ma la riflessione si allarga alle nuove necessità di Contone e Cadepezzo, agli edifici, alle mense, ai bussini, ai trasporti e all’organizzazione complessiva dell’Istituto.

Il progetto che arriva oggi sul tavolo del Legislativo con il MM 521, dunque, non nasce nel 2026. È il risultato di un dibattito formalmente aperto quattro anni fa, ma alimentato da questioni che accompagnano il Comune praticamente dalla fusione.

Mense e trasporti: Le difficoltà trovate lungo il percorso

Proprio nel 2023 si apre uno dei capitoli più travagliati della recente storia dell’Istituto scolastico.

La cucina presente nella sede scolastica di Vira produceva allora circa 70 pasti al giorno, 50 per la scuola media e 20 per la scuola elementare. Il Municipio aveva valutato la possibilità di utilizzarla per produrre i pasti dell’intero Istituto, ma gli approfondimenti tecnici avevano evidenziato importanti limiti strutturali.

Al termine dell’anno scolastico 2022/23 la produzione viene quindi abbandonata e il servizio viene affidato attraverso un concorso a un operatore esterno.

Con l’inizio del nuovo anno scolastico arrivano però numerose segnalazioni sulla qualità e sulla gestione dei pasti. Il parametro di valutazione sull’economicità per pasto al 70% annunciato nel bando di assegnazione del mandato cominciava a mostrare i propri limiti. Vengono contestati cibi freddi o cotti male, quantità ritenute insufficienti e difficoltà nelle alternative destinate agli allievi con intolleranze alimentari. La protesta coinvolge anche gli studenti delle Medie di Vira.

Il 30 settembre 2023, con l’articolo “Scuole di Vira Gambarogno: la questione della mensa scolastica”, GambarognoNews iniziava proprio da questa vicenda il proprio percorso editoriale.

Il giornale nacque anche dalla percezione che la narrazione proveniente dall’esterno del territorio non restituisse completamente ciò che diverse famiglie stavano vivendo quotidianamente. Parallelamente alla parte pubblica della vicenda vi fu infatti anche un importante lavoro di confronto e di raccolta delle esperienze tra i genitori.

La questione non si chiude in poche settimane.

Nel febbraio 2024 oltre cento genitori tornano a rivolgersi al Municipio sul servizio mensa, chiedendo una soluzione dopo mesi di difficoltà.

Pochi giorni più tardi la situazione cambia improvvisamente. Cico Service SA, la società che forniva i pasti, deposita i bilanci e licenzia i propri dipendenti. GambarognoNews ne dà notizia il 23 febbraio.

Il Comune si ritrova così confrontato con la necessità di garantire immediatamente la continuità della refezione e, dal 26 febbraio, entra in servizio un nuovo operatore.

La vicenda avrà un ulteriore sviluppo: da settembre 2024 viene introdotto un nuovo sistema di produzione e distribuzione dei pasti con la riattivazione della cucina di Vira e il ritorno della produzione “in casa”, la cucina ritenuta NON idonea tornò ad essere idonea, smentendo uno studio precedente.

Anche questa storia mostra quanto una soluzione apparentemente organizzativa e di risparmio possa avere conseguenze molto concrete sulla vita delle famiglie e come le decisioni debbano talvolta essere riconsiderate alla prova dei fatti.

Lo stesso vale per i trasporti.

La loro complessità era già indicata nel Messaggio municipale del 2011: mantenere una scuola distribuita sul territorio significa inevitabilmente organizzare gli spostamenti in un Comune lungo, frammentato e geograficamente particolare.

Nell’ottobre 2023 GambarognoNews seguì una serata dedicata proprio al futuro del trasporto scolastico. Il progetto prevedeva una maggiore integrazione fra bus di linea e scuolabus e suscitò diverse perplessità fra i genitori, soprattutto in relazione alla sicurezza e agli spostamenti dei bambini più piccoli.

Sempre nell’ottobre 2023 il Consiglio comunale approvò inoltre un credito di 180’000 franchi per l’acquisto di due nuovi scuolabus.

Più di un anno dopo, nel dicembre 2024, tornammo sul tema chiedendo che fine avessero fatto i nuovi mezzi, dopo la presentazione di un’interpellanza al Municipio.

Nel giugno 2025 la questione finì anche in una petizione che chiedeva, tra le altre cose, di concretizzare l’acquisto dei due scuolabus, ma ne arrivò uno solo.

La fotografia attuale mostra un Istituto dotato di cinque scuolabus, utilizzati per collegare le frazioni più discoste alle rispettive sedi.

Il tema resta centrale anche guardando al futuro. La capillarità scolastica ha un costo organizzativo, ma anche una maggiore concentrazione delle sedi aumenterebbe inevitabilmente la necessità di spostare gli allievi.

È uno degli equilibri che qualsiasi futuro scenario dovrà considerare.

Il Basso Gambarogno e il tema dell’attrattività

Nel frattempo la questione scolastica si è intrecciata con una riflessione ancora più ampia sul futuro del territorio.

Dopo le discussioni seguite alla chiusura della scuola dell’infanzia di Gerra, il Comune ha avviato uno studio sul rilancio socioeconomico del Basso Gambarogno, comprendente Caviano, Gerra e Sant’Abbondio.

Il rapporto descrive un comparto caratterizzato da una popolazione piuttosto anziana, numerose residenze secondarie e una posizione periferica. Fra gli aspetti presi in considerazione figurano anche la politica familiare, i servizi, il trasporto pubblico e la capacità di rendere nuovamente attrattivo il territorio.

Nel maggio 2025 GambarognoNews aveva dedicato un approfondimento proprio allo studio per il rilancio socioeconomico del Basso Gambarogno.

È difficile separare completamente questa riflessione da quella scolastica.

Una scuola ha bisogno di bambini per poter continuare a esistere. Allo stesso tempo, però, una famiglia che valuta dove stabilirsi considera inevitabilmente anche la presenza di scuole, servizi per l’infanzia, trasporti, spazi pubblici e possibilità di costruire una quotidianità sul territorio.

Il rapporto può quindi diventare circolare: servono famiglie per mantenere i servizi, ma la presenza di servizi può contribuire a rendere un territorio più attrattivo per le famiglie.

Non solo la scuola del futuro, ma il Comune del futuro

È dentro questa storia che va letto il Messaggio municipale 521.

Il Municipio propone 82’000 franchi per affidare alla SUPSI non la progettazione di una nuova infrastruttura, ma un percorso attraverso il quale costruire le basi delle future decisioni.

Il progetto parte dall’analisi del contesto territoriale e dei dati disponibili e mette al centro un processo partecipativo. È previsto un “Atlante partecipato della scuola ideale”, destinato a raccogliere bisogni, differenze, priorità e aspettative emerse nelle diverse realtà del Comune.

Da questo lavoro dovrebbero nascere criteri strategici e alcune possibili ipotesi di sviluppo. Soltanto gli scenari successivamente validati dal Municipio verrebbero approfonditi sotto il profilo tecnico ed economico.

La proposta della SUPSI ammonta a 75’000 franchi, IVA esclusa; il credito sottoposto al Consiglio comunale è di 82’000 franchi, IVA compresa. L’avvio del progetto è previsto nel gennaio 2027.

Lo stesso Messaggio municipale precisa un aspetto essenziale: il mandato non mira a individuare una soluzione predefinita e non equivale a un progetto edilizio. Eventuali opere e scelte concrete richiederanno successivi approfondimenti e nuove decisioni delle autorità comunali.

La fotografia attuale della scuola è già molto diversa da quella del 2011. La scuola dell’infanzia è presente a Contone, Cadepezzo, Vira e Piazzogna; le elementari a Contone, Cadepezzo, Vira e San Nazzaro.

Eppure la domanda di fondo resta sorprendentemente simile a quella posta nei primi anni dopo la fusione: come offrire pari opportunità agli allievi di un Comune territorialmente molto disperso mantenendo, allo stesso tempo, un legame con le diverse realtà locali?

La scuola è forse uno degli ultimi grandi collanti rimasti sul territorio comunale. Non soltanto un luogo nel quale si insegna, ma anche un servizio di prossimità, un punto d’incontro fra famiglie e una presenza quotidiana nelle frazioni.

È una dimensione che, accanto ai costi e alle esigenze organizzative, merita di entrare nella riflessione.

Il tema assume un significato particolare per le bambine e i bambini della scuola dell’infanzia. Nei primi anni la vicinanza fra casa, scuola e comunità ha inevitabilmente un peso diverso rispetto alle fasi successive, quando crescendo aumenta progressivamente anche l’autonomia negli spostamenti.

Ma la questione va probabilmente ancora oltre.

Se il Gambarogno vuole continuare ad essere un territorio nel quale nuove famiglie possano immaginare di stabilirsi, l’organizzazione scolastica non può essere letta separatamente dalla demografia, dai servizi e dalla vitalità delle frazioni.

Prima ancora di chiedersi quale debba essere la scuola del futuro, diventa quindi legittimo domandarsi quale debba essere il Comune del futuro.

Un Comune nel quale servizi e popolazione saranno progressivamente concentrati in alcuni poli? Un territorio nel quale le frazioni continueranno a mantenere determinate funzioni di prossimità? Oppure un modello capace di trovare un nuovo equilibrio tra queste esigenze?

Lo studio della SUPSI potrà fornire dati, bisogni, scenari e strumenti.

Le scelte resteranno però politiche e collettive.

Nel 2011 il Comune decise di mantenere sette sedi anche per non allontanare i bambini e contribuire a mantenere vive socialmente e culturalmente le frazioni.

Sedici anni dopo il territorio è cambiato. Gerra ha perso la propria scuola dell’infanzia mentre Cadepezzo ha avuto bisogno di nuove aule. Le mense sono state ampliate, esternalizzate, messe in discussione e nuovamente riorganizzate. I trasporti continuano a essere un elemento fondamentale. La demografia, soprattutto, non si muove nello stesso modo in tutto il Comune.

La “Scuola del futuro” dovrà confrontarsi con questa complessità.

E per poter prendere in mano, un domani, le conclusioni dello studio e utilizzarle con consapevolezza sarà utile tenere presente un punto: discutere della scuola del futuro significa inevitabilmente discutere anche del Gambarogno che vogliamo costruire per le prossime generazioni.


By Manuel Buetti

Manuel Buetti un regista televisivo, cineasta e fotografo appassionato, nonché editore digitale di GambarognoNews.ch. Per molti anni ha diretto programmi televisivi per la Radiotelevisione Svizzera, lavorando su diversi format, dalle notizie all'intrattenimento. Attualmente lavora come freelance.