18 settembre 1970: il giorno in cui fu presentato il ponte sul Lago Maggiore

Un ponte fra il Gambarogno e il delta della Maggia, sostenuto da cassoni galleggianti e capace di deviare parte del traffico lontano dai centri abitati del Locarnese. Il 18 settembre 1970 il professor Pietro Degiorgi presentò pubblicamente un progetto che per alcuni anni avrebbe alimentato discussioni, speranze e polemiche.

La conferenza si tenne nel salone della Società Elettrica Sopracenerina. Tre giorni più tardi, il Giornale del Popolo dedicò ampio spazio alla proposta, annunciando nel titolo un ponte «fra Vira e la Maggia». Il tracciato mostrato sulla fotografia aerea partiva più precisamente dalla zona dell’Alabardia e raggiungeva il delta della Maggia.

Giornale del Popolo, 21 settembre 1970

A introdurre la serata fu Arturo Chiesa, direttore della scuola d’avviamento e per apprendisti di Locarno. Parlava a nome di un gruppo di cittadini di differenti orientamenti politici, preoccupati per il continuo aumento del traffico fra Gordola e Locarno e convinti che gli interventi prospettati non bastassero a risolvere il problema.

Un modello dentro una vasca d’acqua

Degiorgi non si limitò a mostrare disegni e fotografie. Per illustrare il funzionamento del ponte portò un modello e lo collocò in una vasca d’acqua.

Il principio era quello di Archimede. La carreggiata non avrebbe galleggiato direttamente sulla superficie del lago: sarebbe stata sostenuta da pilastri poggiati su grandi cassoni galleggianti, ancorati al fondale e stabilizzati mediante zavorre. La spinta dell’acqua avrebbe sostenuto il peso della struttura.

Non era quindi un ponte tradizionale fondato su una lunga successione di piloni costruiti nel fondale. I promotori ritenevano che questa soluzione potesse ridurre difficoltà, costi e tempi di realizzazione.

L’idea di una traversata del lago circolava già prima della conferenza. Il 13 giugno 1970 l’Eco di Locarno aveva presentato un ponte galleggiante lungo circa 1’500 metri fra il Gambarogno e il delta della Maggia. Nei documenti successivi lunghezza, carreggiate, raccordi e preventivi sarebbero cambiati: non tutte le cifre pubblicate negli anni seguenti si riferivano dunque allo stesso identico progetto.

Il lago come scorciatoia

Sulla carta, la proposta offriva una risposta spettacolare a un problema concreto.

Il traffico proveniente da nord avrebbe attraversato il Piano di Magadino, raggiunto l’Alabardia e superato il lago. Arrivato sul delta della Maggia, avrebbe potuto distribuirsi verso Locarno, Ascona, le valli e il confine italiano. Il percorso inverso avrebbe consentito di allontanare dai centri abitati anche una parte dei veicoli diretti verso Bellinzona e il resto del Cantone.

Il ponte avrebbe evitato l’attraversamento di Gordola, Tenero, Minusio e Muralto. Ma proprio qui emergeva la principale debolezza del progetto: il traffico non sarebbe scomparso, bensì avrebbe seguito un altro itinerario.

Per arrivare all’Alabardia occorreva attraversare il Gambarogno oppure costruire una nuova strada di accesso. Senza quest’ultima, osservava il Governo cantonale, i veicoli sarebbero passati da Quartino, Magadino e Vira, trasferendo su quella sponda una parte dei problemi che si volevano risolvere altrove.

La traversata del lago non poteva quindi essere valutata isolatamente. Bisognava considerare anche i raccordi sulle due rive, le conseguenze per i paesi e il possibile cambiamento della funzione della strada del Gambarogno.

Le cifre dei sostenitori

Nel dicembre del 1970 il professor Guido Oberti, direttore dell’Istituto costruzioni e ponti del Politecnico di Torino, intervenne a sostegno della fattibilità tecnica della soluzione. Secondo quanto riportato da Popolo e Libertà, Oberti parlò di circa tre anni di lavoro e di una spesa fra 25 e 30 milioni di franchi.

Erano stime illustrate dai sostenitori della proposta, non un preventivo ufficiale approvato dal Cantone. Il Governo considerava infatti insufficiente calcolare soltanto il ponte: aggiungendo gli accessi stradali e le opere necessarie sulle rive, l’investimento complessivo sarebbe stato molto più elevato.

Alle questioni economiche si aggiungevano i dubbi tecnici, l’impatto sul paesaggio e la necessità di verificare se il ponte avrebbe realmente risolto i problemi dell’intera regione.

Una disputa sulla paternità

La proposta provocò anche una polemica su chi avesse avuto per primo l’idea.

Nell’ottobre 1970 Enrico Koch ricordò di avere già affrontato il tema nel 1946 e rivendicò una precedente proposta di ponte «subgalleggiante». Precisò però che si trattava di una struttura a filo d’acqua, differente almeno nell’impostazione dal ponte sopraelevato su cassoni illustrato da Degiorgi.

Questa disputa mostra che l’idea di attraversare il Verbano non nacque improvvisamente nel settembre 1970. Il progetto Degiorgi ebbe tuttavia il merito di portare la questione davanti al pubblico con immagini, spiegazioni tecniche e un modello dimostrativo.

Dal ponte alle grandi varianti viarie

La discussione proseguì anche nel 1971 e nel 1972. Comparvero versioni più ambiziose e costose, inserite in differenti sistemi stradali. Un progetto presentato nel gennaio 1972 prevedeva una traversata di 2’140 metri; un’altra variante combinava il ponte con una lunga galleria e con l’adeguamento della strada cantonale del Gambarogno.

Non si trattava più soltanto di decidere se costruire un ponte. La vera domanda era quale struttura viaria avrebbe dovuto servire il Locarnese: una soluzione sulla riva destra del Piano di Magadino, una traversata del lago oppure una combinazione di ponti, strade e gallerie.

Ogni variante distribuiva in modo diverso traffico, costi e conseguenze territoriali. Il collegamento sul lago avrebbe alleggerito alcuni abitati, ma avrebbe richiesto importanti opere nel Gambarogno. Le soluzioni sulla riva destra mantenevano invece il grande asse di transito sul versante di Gordola e Tenero.

La scelta del Cantone

L’epilogo politico emerge chiaramente da una risposta governativa pubblicata nell’aprile 1974.

Il Consiglio di Stato spiegò che il ponte era stato esaminato insieme alle altre possibilità e che gli studi erano stati approfonditi quanto necessario per definire il sistema viario generale. Il confronto aveva però favorito la soluzione sulla riva destra per ragioni funzionali, economiche e ambientali.

Il Governo affermava di essersi espresso in questo senso già nel 1972. Anche l’autorità federale condivideva tale orientamento, un elemento importante per l’eventuale partecipazione finanziaria della Confederazione.

Le priorità diventarono così il collegamento Stradonino–Mappo, il superamento delle strettoie sulla riva destra e il ponte sulla Maggia fra Locarno e Ascona. La grande traversata del Verbano fu accantonata.

Il ponte rimasto sulla carta

Il ponte fra l’Alabardia e il delta della Maggia non fu soltanto una fantasia estemporanea. Venne presentato al pubblico, discusso sui giornali, sostenuto da tecnici, confrontato con altre varianti ed esaminato dalle autorità.

Non arrivò però alla fase della costruzione. Le strade necessarie per raggiungerlo, i costi complessivi, l’impatto sul Gambarogno e la preferenza politica per un sistema viario sulla riva destra finirono per pesare più del fascino di una linea diretta attraverso il lago.

A cinquantasei anni di distanza, il progetto rimane una delle immagini più sorprendenti del dibattito sulla mobilità del Locarnese. Guardando dalla riva gambarognese verso il delta della Maggia, è ancora possibile immaginare quella strada sospesa sull’acqua.

Ma i documenti dell’epoca ricordano anche una regola che vale per ogni grande infrastruttura: un ponte non è mai soltanto ciò che unisce due rive. È anche il traffico che conduce ai suoi imbocchi, il territorio che trasforma e la scelta dei luoghi sui quali decide di far ricadere i propri vantaggi e i propri costi.

Fonti

  • Eco di Locarno, 13 giugno e 21 novembre 1970; 18 gennaio 1972.
  • Giornale del Popolo, 21 settembre 1970.
  • Libera Stampa, 3 ottobre 1970 e 29 gennaio 1972.
  • Popolo e Libertà, 5 dicembre 1970 e 5 aprile 1974.

    Immagine copertina: generata per GambarognoNews con strumenti di intelligenza artificiale
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By Manuel Buetti

Manuel Buetti un regista televisivo, cineasta e fotografo appassionato, nonché editore digitale di GambarognoNews.ch. Per molti anni ha diretto programmi televisivi per la Radiotelevisione Svizzera, lavorando su diversi format, dalle notizie all'intrattenimento. Attualmente lavora come freelance.