Centosette anni fa i militari di guardia al confine salutarono la popolazione con una grande festa campestre. Dietro le gare, la musica e il prestigiatore emergeva però una realtà meno allegra: la chiusura della frontiera stava danneggiando l’economia di Dirinella.
Il 23 agosto 1919 il quotidiano Popolo e Libertà annunciava una «Festa Campestre Militare a Dirinella», organizzata per il giorno seguente dagli uomini di servizio alla frontiera italo-svizzera.

Era trascorso meno di un anno dalla conclusione della Prima guerra mondiale e la presenza militare lungo il confine continuava a segnare la vita quotidiana delle comunità locali. In quei giorni era previsto l’avvicendamento delle truppe incaricate della sorveglianza della frontiera.
Prima di lasciare il Gambarogno, i militari del settore di Dirinella decisero di congedarsi dalla popolazione con una giornata di festa. Volevano così ringraziare gli abitanti per la cordiale accoglienza ricevuta e per i buoni rapporti mantenuti durante il servizio.
Maratona, corsa nei sacchi e prestigiatore
Il programma era particolarmente ricco. Le competizioni sarebbero cominciate alle dieci del mattino con una maratona militare su un percorso di cinque chilometri, alla quale si erano già iscritti circa 25 partecipanti.
Erano inoltre previste una gara di velocità sui cento metri, una corsa nei sacchi, una competizione alle bocce fra i diversi posti militari, incontri di lotta e curiosi «concorsi di contorsioni del volto».
Dal pomeriggio la manifestazione sarebbe proseguita nella sala del Ristorante Clerici con canti e altre produzioni ricreative. Un prestigiatore giunto da Ginevra aveva assicurato la propria partecipazione, mentre una formazione musicale avrebbe accompagnato la giornata.
Tutti i divertimenti erano offerti gratuitamente alla popolazione. L’invito era rivolto ai confederati e, con le parole dell’epoca, alle «gentili confederate del bel Cantone Ticino».
La festa come sostegno ai commercianti
Nelle ultime righe dell’annuncio compare però un particolare che trasforma una semplice festa militare in una testimonianza preziosa della vita di confine.
Il corrispondente invitava il pubblico a partecipare numeroso, osservando che la manifestazione avrebbe fatto «un grande piacere anche ai negozianti di Dirinella», trovatisi in cattive condizioni economiche da quando la frontiera era stata chiusa.
La festa aveva dunque anche una funzione concreta: attirare persone e portare un po’ di movimento alle attività commerciali penalizzate dalle restrizioni alla circolazione.
È un’immagine del Gambarogno di oltre un secolo fa nella quale convivono due realtà. Da una parte i soldati, i posti di guardia e una frontiera ancora rigidamente sorvegliata; dall’altra una comunità che attendeva il ritorno alla normalità. Il confine non era semplicemente una linea tracciata sulle carte. La sua apertura o chiusura condizionava gli spostamenti, gli incontri, il lavoro e la sopravvivenza dei commerci.
La festa militare dell’agosto 1919 racconta quindi molto più di una giornata di gare e musica. Mostra il rapporto che si era creato fra la popolazione e gli uomini chiamati a sorvegliare la frontiera, ma rivela anche quanto l’economia delle località di confine dipendesse dal passaggio delle merci e delle persone.
Centosette anni dopo, quell’annuncio ci restituisce una Dirinella vivace e insieme fragile: luogo di separazione fra due Stati, ma anche punto d’incontro fra militari, abitanti, commercianti e viaggiatori.
Fonte storica: Popolo e Libertà, 23 agosto 1919, pagina 2.
Foto: Cartolina del 2010 – E Fischer
Immagine articolo: scansione del giornale SBT

