Sessant’anni fa, il 24 settembre 1966, il Giornale del Popolo dedicava un ampio servizio alla Filatura di cotone sul Ticino SA di Quartino. L’articolo apriva le porte di uno stabilimento che, nel giro di poco più di un decennio, era diventato una delle principali realtà industriali del Piano di Magadino.
Era il volto di un territorio in trasformazione: accanto all’agricoltura comparivano nuovi edifici produttivi, macchinari moderni e posti di lavoro capaci di attirare manodopera anche oltre confine.

Dalla costruzione alla produzione
La realizzazione dello stabilimento era cominciata nel 1951. La produzione aveva preso avvio circa due anni più tardi, attorno al 1953.
Nel 1966 la società disponeva di un capitale di quattro milioni di franchi, versato per metà. L’intero comparto occupava un terreno di 16.245 metri quadrati, dei quali circa 9.000 coperti dagli edifici industriali.
Particolarmente interessante era la struttura del grande capannone. Una documentazione comunale successiva ne ha sottolineato la qualità architettonica: l’assenza di pilastri a sostegno del tetto lasciava libero uno spazio interno di circa cento metri per trenta, permettendo di organizzare senza ostacoli le diverse fasi della lavorazione.
Lo stabilimento immortalato nella fotografia dell’epoca appariva come un grande volume moderno e razionale, molto diverso dall’immagine prevalentemente agricola che aveva caratterizzato fino ad allora la zona di Quartino.
Una produzione in forte crescita
I dati pubblicati dal giornale raccontavano un’attività in piena espansione.
Nel 1963 la Filatura aveva prodotto circa 600.000 chilogrammi di filato. Due anni più tardi la quantità era salita a 750.000 chilogrammi, mentre nel 1966 la produzione annua si avvicinava ormai agli 800.000 chilogrammi.
All’interno dello stabilimento, le diverse lavorazioni trasformavano il cotone grezzo in filato pronto per le successive utilizzazioni industriali. Il servizio giornalistico descriveva una produzione organizzata attraverso macchinari moderni, con un ciclo di lavorazione continuo e controlli destinati a garantire la qualità del prodotto finale.
Erano cifre importanti per una località delle dimensioni di Quartino e mostrano il ruolo assunto dalla fabbrica nel processo d’industrializzazione del Piano di Magadino.
Un lavoro soprattutto femminile
Nel 1966 la Filatura impiegava 86 persone. Ben 75 erano donne: una presenza che rende lo stabilimento anche una pagina significativa della storia del lavoro femminile nel Gambarogno.
Circa il 70 per cento del personale era di nazionalità italiana e, secondo l’articolo, approssimativamente la metà di queste lavoratrici e di questi lavoratori attraversava quotidianamente il confine.
Dietro le statistiche si intravede quindi una realtà fatta di turni, spostamenti giornalieri e nuove opportunità professionali. Per molte famiglie della regione e delle vicine località italiane, la fabbrica rappresentò una fonte di reddito e un’esperienza lavorativa destinata a lasciare ricordi ancora oggi presenti.
Il nuovo volto di Quartino
La Filatura non portò soltanto occupazione. Il grande stabilimento contribuì a modificare l’aspetto e l’identità di Quartino, anticipando lo sviluppo della zona industriale e commerciale che nei decenni successivi avrebbe trasformato ulteriormente il territorio.
La fabbrica rappresentava un cambiamento profondo: il passaggio da un’economia ancora fortemente legata alla campagna a un paesaggio nel quale agricoltura, industria, ferrovia e nuove vie di comunicazione cominciavano a convivere.
Anche dopo la dismissione della Filatura, gli edifici continuarono a far parte della vita di Quartino, gli stabili originariamente edificati e successivamente dismessi dall’azienda, furono acquistati dal Comune di Magadino alla fine del 1999.
Nei primi anni ospitarono il ristorante e minigolf gestito dalla Hagmann SA, conosciuto come Centro Tropicana. In seguito il Comune realizzò importanti lavori sulle facciate, sulle cupole e sugli impianti tecnici, costruendo anche la caserma dei pompieri.
L’antico complesso industriale assunse così nuove funzioni, continuando a occupare un posto riconoscibile nel territorio anche dopo la conclusione della produzione tessile.
Una storia da completare attraverso i ricordi
A sessant’anni dall’articolo del Giornale del Popolo, la Filatura di cotone sul Ticino resta una delle testimonianze più significative della trasformazione industriale di Quartino.
I numeri ci raccontano le dimensioni dello stabilimento e la crescita della produzione. A mancare sono soprattutto le voci di chi vi lavorò: le giornate trascorse tra i macchinari, i turni, i rapporti fra colleghe e colleghi e l’effetto che la fabbrica ebbe sulla vita del paese.
Qualcuno conserva fotografie, documenti o ricordi legati alla Filatura? Le testimonianze delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie potrebbero permetterci di completare una storia che appartiene non soltanto all’industria, ma alla memoria collettiva del Gambarogno.
Fonti:
- Giornale del Popolo, 24 settembre 1966, pagina 7.
- Comune di Gambarogno – Il sentiero educativo.
- Comune di Gambarogno – Messaggio municipale n. 120 del 18 gennaio 2016.
Immagine copertina: generata per GambarognoNews con strumenti di intelligenza artificiale
Immagine articolo: scansione del giornale

