Una carica di dinamite distrusse completamente la stazione di partenza dell’impianto. Il responsabile non venne identificato e due quotidiani ticinesi finirono persino per scontrarsi sulla veridicità della notizia.

Il 26 agosto 1975 l’Eco di Locarno dedicava un titolo particolarmente forte a un episodio avvenuto sui monti di Gerra Gambarogno:
«Attentato alla dinamite a Gerra contro stazione di una teleferica»
L’esplosione risaliva in realtà alla fine del mese di giugno, ma la vicenda era rimasta lontana dalle pagine dei giornali per quasi due mesi. Soltanto alla fine di agosto la notizia divenne di dominio pubblico, quando ormai le ricerche non avevano permesso di identificare i responsabili.
La scoperta degli operai
La teleferica collegava il fondovalle con i monti sopra Gerra. Qualcuno, durante la notte, collocò una carica esplosiva presso la sua stazione di partenza. La mattina seguente, verso le nove, alcuni operai impegnati nella costruzione della strada carrozzabile diretta verso gli stessi monti si accorsero della devastazione. Avvertirono immediatamente il proprietario dell’impianto, Francesco Reck di Gerra.
Sul posto vennero individuate tracce che, secondo quanto riportato dal giornale, confermavano inequivocabilmente l’impiego di dinamite. L’esplosione aveva completamente distrutto la stazione di base. I danni furono stimati fra i 5’000 e i 6’000 franchi, una somma tutt’altro che trascurabile nel 1975.
Una teleferica ormai inattiva
Il movente dell’attentato rimase avvolto nel mistero.
L’articolo avanzava prudentemente alcune possibilità, parlando di vecchi rancori personali o delle consuete «gelosie». Non venivano tuttavia indicati sospettati né elementi concreti a sostegno di queste ipotesi. A rendere ancora più difficile la comprensione del gesto era lo stato dell’impianto. La teleferica era ferma da oltre sei mesi e, secondo il giornale, probabilmente non sarebbe più stata rimessa in funzione.
Proprio in quel periodo, infatti, stava per essere completata la nuova strada carrozzabile verso i monti di Gerra. Il collegamento stradale avrebbe reso la teleferica meno necessaria, segnando il passaggio fra due differenti modi di raggiungere e utilizzare il territorio montano. Non sappiamo se la costruzione della strada avesse qualche relazione con l’esplosione. La fonte non stabiliva alcun legame diretto e la vicenda restò senza una spiegazione certa.
Quando i giornali si smentivano a vicenda
Il caso ebbe anche un curioso risvolto giornalistico. Il giorno precedente il Corriere del Ticino aveva pubblicato un breve articolo nel quale affermava che la notizia dell’attentato fosse falsa e completamente inventata.
L’Eco di Locarno reagì con decisione. Spiegò di avere ricevuto la conferma direttamente dal proprietario della teleferica e aggiunse che il proprio corrispondente si era recato personalmente sul luogo dell’esplosione. La replica terminava con un’affermazione difficilmente equivocabile: l’attentato era avvenuto e la stazione distrutta si trovava ancora sul posto, visibile a chiunque volesse verificarlo.
La vicenda diventò così non soltanto un misterioso fatto di cronaca, ma anche uno scontro sull’attendibilità dell’informazione. Una disputa che, pur risalendo a oltre mezzo secolo fa, appare sorprendentemente attuale.
Una montagna che stava cambiando
Dietro la cronaca dell’esplosione si intravede infine una trasformazione importante per il Gambarogno.
Le teleferiche erano strumenti essenziali per trasportare materiali e provviste verso monti difficilmente raggiungibili. L’arrivo delle strade carrozzabili cambiò progressivamente quel sistema, rendendo più semplice l’accesso ma modificando anche abitudini, attività e paesaggio. La teleferica di Gerra si trovava proprio al confine fra queste due epoche: ormai inattiva e prossima a essere sostituita dalla strada, venne distrutta da una carica di dinamite per ragioni mai chiarite.
A cinquantuno anni di distanza rimangono le domande. Chi decise di colpirla? Per quale motivo distruggere un impianto che sembrava ormai destinato all’abbandono? E perché la notizia emerse soltanto due mesi dopo?
L’archivio conserva il racconto dell’esplosione, ma non la soluzione del mistero.
Fonte storica: Eco di Locarno, 26 agosto 1975, pagina 4
Immagine copertina: generata per GambarognoNews con strumenti di intelligenza artificiale
Immagine articolo: scansione del giornale

