Il 31 agosto 1957 il Giornale del Popolo raccontava la felice conclusione di un’ardita traversata delle Alpi. Spinto fuori rotta dal vento, il pallone con tre uomini a bordo terminò il proprio viaggio sulla cima di un faggio sopra San Nazzaro.

Il titolo pubblicato dal Giornale del Popolo il 31 agosto 1957 sembrava tratto da un racconto d’avventura:
«Vittorioso atterra su… un albero»
Protagonista della vicenda era l’aerostato “Zurigo”, contrassegnato dalla sigla HB-BSC, partito il giorno precedente da Mürren, nell’Oberland bernese, per tentare la traversata delle Alpi. A bordo si trovavano il pilota Fred Dolder e due esperti alpinisti e fotografi, Juerg Mermet e Doelf Reist, entrambi indicati dal giornale come partecipanti a una spedizione sul Monte Everest.
Il progetto non era soltanto sportivo. Durante il volo i tre uomini volevano condurre esperimenti fisiologici utilizzando apparecchi per l’ossigeno e realizzare fotografie delle Alpi dall’alto. La traversata avrebbe dovuto durare fra quattro e sei ore e concludersi in qualche località dell’Italia settentrionale.
Una traversata in memoria di Spelterini
L’impresa voleva ricordare la prima traversata delle Alpi in pallone, compiuta nel 1895 dal celebre aeronauta svizzero Eduard Spelterini insieme al geologo e professore Albert Heim. Il passaggio sopra le principali catene alpine riuscì perfettamente. Quando però arrivò il momento di cercare un luogo adatto per scendere, il vento impedì all’aerostato di raggiungere la zona prevista nei pressi di Torino. Trasportato dalle correnti verso il Ticino, il pallone continuò a perdere quota fino a raggiungere il Gambarogno.
Il pallone sulla cima di un faggio
La discesa si concluse in modo decisamente insolito: l’aerostato rimase impigliato sulla cima di un grande faggio nella zona di Casenzano.
I tre uomini nella navicella sospesa fra i rami per attirare l’attenzione cominciarono a suonare una tromba che avevano portato con loro. Alcune persone che si trovavano lungo la strada di San Nazzaro udirono i richiami e accorsero verso il punto in cui il pallone si era fermato.
Gli aeronauti fecero scendere dei messaggi legati a una cordicella, spiegando la situazione e chiedendo aiuto. Successivamente lanciarono una fune verso terra. Grazie all’intervento degli abitanti, i tre uomini riuscirono a lasciare la navicella e a raggiungere senza conseguenze un prato sottostante.
Il recupero del pallone
Una volta messi in salvo gli occupanti, rimaneva da recuperare l’aerostato, ancora bloccato sull’albero. Le persone accorse sul posto aiutarono a liberarlo e a farlo scendere sulla strada agricola di Casenzano. Il pallone venne quindi sgonfiato e caricato su una camionetta fatta arrivare da Locarno. L’intero materiale fu infine trasportato all’aeroporto di Magadino.
Il giornale precisò inoltre che alcune voci circolate nelle ore precedenti, secondo le quali il pallone sarebbe precipitato rovinosamente fra Lugano e Locarno, erano completamente infondate. L’aerostato aveva certamente concluso il viaggio in maniera spettacolare, ma i tre uomini erano rimasti incolumi.
Un’avventura arrivata dal cielo
La traversata del 1957 rappresentò un’impresa importante per l’aeronautica svizzera. Fred Dolder sarebbe diventato una figura di riferimento del volo in pallone e le sue traversate contribuirono alla rinascita dell’aerostatica alpina. Per Casenzano, invece, quella giornata portò un avvenimento difficilmente dimenticabile: un grande pallone proveniente da Mürren, dopo aver superato le Alpi, comparve sopra il paese e terminò la propria corsa fra i rami di un albero. La felice conclusione fu possibile anche grazie alla prontezza degli abitanti.
A sessantanove anni di distanza, la cronaca conserva tutta la meraviglia di quel momento: tre aeronauti sospesi sopra Casenzano, un paese con gli occhi rivolti al cielo e un’avventura internazionale conclusa felicemente nel Gambarogno.
Il ricordo di Elda Benegiamo
Aggiornamento – 1º settembre 2026
Dopo la pubblicazione dell’articolo, Elda Benegiamo ci ha affidato un ricordo personale che aggiunge nuovi particolari alla cronaca del 1957.
Elda racconta che lei e il fratello Enzo furono i primi a raggiungere la corda calata dall’aerostato. I due la avvolsero attorno a un albero, in attesa che arrivasse qualcuno ad aiutarli.
«Stavamo lavorando fuori quando abbiamo sentito la tromba e abbiamo visto il pallone. Allora siamo partiti di corsa», ricorda.
Con l’arrivo di numerose altre persone, l’aerostato venne trascinato sul terreno dove in seguito sarebbe sorta quella che Elda ricorda come la «casa dei germanici», sotto l’abitazione della sua famiglia. Gli occupanti del pallone furono poi accolti in casa, dove la madre preparò loro del caffè.
Secondo Elda, il giornale attribuì ad altre persone il primo intervento. La sua testimonianza conserva quindi un particolare rimasto fuori dalla cronaca dell’epoca: la corsa dei due fratelli verso la corda, il pallone assicurato a un albero e il caffè offerto agli aeronauti dopo l’avventura.
«Un ricordo indelebile», conclude Elda.
Fonti: Giornale del Popolo, 31 agosto 1957 e testimonianza della Signora Elda Benegiamo di Casenzano
Immagine copertina: generata per GambarognoNews con strumenti di intelligenza artificiale
Immagine articolo: scansione del giornale

