Domani, lunedì 31 agosto, gli allievi del Gambarogno torneranno sui banchi. Anche 35 anni fa, alla vigilia del nuovo anno scolastico, l’attenzione era rivolta al primo giorno di scuola e a un edificio pronto a riempirsi nuovamente di voci.
Nell’edizione del fine settimana, datata sabato 31 agosto e domenica 1° settembre 1991, il Giornale del Popolo annunciava che il lunedì successivo 38 bambini delle scuole materne ed elementari sarebbero entrati nella scuola appena rinnovata di Gerra Gambarogno.

Il giornale la definiva una scuola «nuova fiammante». In realtà non si trattava di una nuova costruzione, ma della completa ristrutturazione di un edificio con una lunga storia alle spalle.
Una scuola nata nel 1907
La scuola era stata costruita nel 1907 grazie a un lascito del granconsigliere Giuseppe Galli. Dopo più di ottant’anni di servizio, gli spazi interni erano stati completamente ripensati e ampliati.
I vecchi serramenti erano stati sostituiti con elementi più moderni e le opere di rifinitura erano ormai terminate. L’intervento era costato circa 250’000 franchi, una cifra che testimoniava la volontà del Comune di Gerra Gambarogno di conservare una scuola propria e mantenerla al passo con i tempi.
L’inaugurazione si era svolta il giorno precedente alla pubblicazione dell’articolo, alla presenza della popolazione. La scuola non era considerata soltanto un edificio pubblico, ma un punto di riferimento attorno al quale si raccoglieva l’intera comunità.
Un istituto per quattro comuni
La scuola serviva allora un comprensorio di circa 1’500 abitanti e accoglieva bambini provenienti da quattro comuni: Gerra Gambarogno, San Nazzaro, Sant’Abbondio e Caviano.
L’organizzazione scolastica prevedeva che a Gerra si frequentassero la scuola dell’infanzia e i primi due anni delle elementari. Per i tre anni successivi gli allievi si trasferivano invece nelle scuole di San Nazzaro.
Era una collaborazione nata quando il Comune di Gambarogno non esisteva ancora e ogni paese conservava la propria amministrazione. La necessità di garantire un percorso scolastico completo aveva però già portato le comunità a condividere strutture e servizi.
La scuola anticipava così, almeno nel campo dell’istruzione, quella collaborazione regionale che molti anni dopo avrebbe assunto una forma istituzionale con la nascita del nuovo Comune.
La scelta di mantenere viva la scuola
Durante l’inaugurazione del 1991, il sindaco Walter Balestra sottolineò l’impegno del Municipio nel mantenere la destinazione scolastica dell’edificio, oltre che ospitare gli uffici comunali.
La scelta aveva un valore che andava oltre le esigenze pratiche. Conservare la scuola significava mantenere nel paese un luogo d’incontro quotidiano per i bambini e le famiglie.
In molte piccole realtà, la presenza di una classe rappresentava infatti un segno di vitalità. Ogni apertura, ampliamento o chiusura raccontava indirettamente l’andamento della popolazione, la presenza di giovani famiglie e le trasformazioni della vita comunitaria.
Trentacinque anni dopo, una scuola che vive nel ricordo
Nel 1991 i 38 bambini entrarono nelle aule appena rinnovate dell’edificio scolastico di Gerra. Riletta oggi, quella pagina assume un significato particolare: da tempo il paese non ospita più le classi elementari e, dal 2022, nemmeno la scuola dell’infanzia.
La chiusura di quest’ultima non può però essere spiegata soltanto con il calo demografico. Nel progetto di riorganizzazione la nuova scuola dell’infanzia di Piazzogna avrebbe dovuto accogliere parte dei bambini che frequentavano la sede di Vira, considerata non adeguata. L’assetto previsto avrebbe quindi mantenuto le sedi di Piazzogna e Gerra, chiudendo quella di Vira.
La scelta compiuta dal Comune fu diversa. La sede di Vira rimase aperta, mentre la nuova scuola di Piazzogna venne destinata agli allievi della collina fino a Ronco sopra Gerra. Anche bambini che in precedenza frequentavano Gerra furono così assegnati a Piazzogna.
Questa redistribuzione ridusse inevitabilmente il bacino della scuola di Gerra. Quando nel 2022 il Municipio ne annunciò la chiusura definitiva per l’insufficiente numero di iscritti, quei numeri non erano dunque soltanto il risultato dell’andamento demografico: riflettevano anche le scelte comunali compiute nell’organizzazione delle sedi.
Si comprende così il disappunto suscitato dalla decisione. Per Gerra non veniva meno soltanto una sezione con pochi allievi, ma l’ultimo legame quotidiano fra lo storico edificio e la funzione scolastica per la quale aveva accompagnato generazioni di bambini.
Domani gli allievi del Gambarogno prepareranno gli zaini e ritroveranno compagni e insegnanti nelle attuali sedi dell’Istituto scolastico. A Gerra, invece, quel primo giorno sopravvive ormai nei ricordi e nelle pagine dei giornali.
La fotografia del 1991 ci ricorda che una scuola non è soltanto un insieme di aule e di iscritti. È una presenza nella vita di un paese, un luogo nel quale si costruiscono legami e memoria. E quando una scuola chiude, qualcosa di quella comunità inevitabilmente cambia.
Buon primo giorno di scuola
Domani, nelle diverse sedi del Gambarogno, ricominceranno le lezioni. Per alcuni bambini sarà un ritorno fra compagni e volti conosciuti; per altri sarà il primo vero ingresso nel mondo della scuola.
A tutti loro auguriamo di affrontare il nuovo anno con curiosità, serenità e voglia di scoprire. Un pensiero particolare va a chi preparerà lo zaino per la prima volta e ai genitori che accompagneranno i propri figli fino alla porta, condividendone l’emozione e forse anche un po’ di trepidazione.
Buon anno scolastico agli insegnanti, agli educatori, alla Direzione e a tutto il personale che ogni giorno contribuisce alla vita delle nostre scuole.
E soprattutto, a ogni bambina e a ogni bambino del Gambarogno: buon primo giorno di scuola e buon cammino.
Fonte Giornale del Popolo, edizione di sabato 31 agosto–domenica 1° settembre 1991, p. 7.
Immagine copertina: illustrativa, non legata all’evento
Immagine articolo: scansione del giornale

