8 settembre 1970: la galleria sotto il Colle di Neggia che non fu mai costruita

Una galleria sotto il Colle di Neggia per rendere più rapido e sicuro il collegamento con Indemini. L’idea può sembrare relativamente recente, ma attraversa oltre mezzo secolo di storia gambarognese.

L’8 settembre 1970 l’Eco di Locarno riferì di una proposta avanzata dal deputato Gianni Nessi. Il progetto prevedeva la costruzione di un tratto in galleria nella zona del Colle di Neggia, accompagnato da un piazzale destinato al parcheggio delle automobili.

Nessi invitava inoltre il Consiglio di Stato a valutare la creazione di un piazzale di posteggio nei pressi del colle, destinato in particolare a quanti raggiungevano la zona per trascorrervi le vacanze o soggiornarvi.

L’obiettivo principale era attenuare gli inconvenienti che durante i mesi invernali rendevano difficoltosa la circolazione sulla strada per Indemini. Quella proposta, tuttavia, non nasceva dal nulla. L’ipotesi di attraversare la montagna con una galleria era già comparsa sulla stampa almeno dieci anni prima.

Un’idea già presente nel 1960

Il 12 novembre 1960 l’Illustrazione Ticinese dedicò un ampio servizio alla situazione di Indemini. Il paese veniva descritto come una comunità confrontata con una strada lunga e particolarmente difficile durante l’inverno. Per migliorare il collegamento con il resto del Gambarogno, il giornale indicava due possibili soluzioni.

La prima consisteva nella costruzione di una galleria di circa due chilometri sotto l’Alpe di Neggia. Secondo l’articolo, il tunnel avrebbe accorciato di sette od otto chilometri il percorso fra Vira e Indemini. L’alternativa era la realizzazione di una strada verso Biegno, località italiana situata in Valle Veddasca.

Già nel 1960, dunque, la galleria veniva immaginata non soltanto come un’opera viaria, ma come uno strumento per contrastare l’isolamento e lo spopolamento del villaggio.

La proposta raggiunge la politica cantonale

Nel 1970 l’idea arrivò formalmente nel dibattito politico. Alla proposta di Gianni Nessi si affiancò il deputato Pier Giorgio Merlini. La successiva documentazione cantonale fa riferimento a una mozione presentata dai due deputati il 7 ottobre 1970.

La proposta contemplava un tratto in galleria nella parte più elevata della strada e la realizzazione di un piazzale. L’obiettivo era attenuare le difficoltà del transito nella zona del Colle di Neggia, esposta alla neve, al ghiaccio e alle forti raffiche di vento.

La questione venne ripresa anche da Massimo Pini, deputato di Gerra Gambarogno. Con un’interrogazione scritta presentata il 24 febbraio 1971, Pini richiamò l’attenzione del Consiglio di Stato sulla pericolosità invernale della strada fra Vira e Indemini.

La risposta del Consiglio di Stato

Il governo ricordò che fra il 1965 e il 1970 erano stati investiti 2,6 milioni di franchi nella sistemazione della parte alta della strada. Era inoltre in preparazione un progetto per il tratto compreso fra Vira e il bivio di Fosano.

Il Consiglio di Stato riconosceva che l’aumento del traffico invernale, favorito anche dallo sviluppo delle attività turistiche e sportive nella regione del Colle di Neggia, poneva nuove esigenze. Nelle zone interessate dagli scivolamenti erano quindi in corso dei rilievi da parte della Sezione delle strade cantonali, in collaborazione con il servizio forestale. Sulla base dei risultati sarebbero state adottate delle misure di sicurezza, indicate nella risposta come ripari e opere frangivento.

Il governo non annunciò invece né l’avvio di uno studio specifico né lo stanziamento di un credito per la galleria. Il tunnel non venne costruito e gli interventi continuarono a concentrarsi sulla strada esistente.

Un nuovo progetto negli anni Ottanta

L’idea non scomparve definitivamente. Secondo quanto ricostruito dalla stampa nel 2015, negli anni Ottanta l’allora sindaco di Indemini Fausto Domenighetti promosse un nuovo progetto.

Per la sua realizzazione sarebbero stati individuati finanziamenti pari a circa 15 milioni di franchi. La somma avrebbe però coperto soltanto la metà del fabbisogno e, non essendo disponibili le risorse necessarie, anche questo progetto fu accantonato.

Il rilancio nel 2015

Nel novembre 2015 la galleria tornò sulle pagine dei giornali. A rilanciare il progetto fu Urbano Pedroni, presidente dell’Associazione Amici di Indemini. La nuova ipotesi prevedeva un tunnel lungo circa 3,5–3,6 chilometri.

L’imbocco sarebbe stato collocato a circa 800 metri di altitudine, fra il bivio per Piazzogna e la serie di tornanti diretti al passo. L’uscita si sarebbe trovata a Indemini, a una quota di circa mille metri. La pendenza prevista era del 7 per cento. Il costo aggiornato veniva stimato fra i 50 e i 60 milioni di franchi.

Pedroni affermava inoltre che il progetto precedente fosse stato oggetto di diversi studi di fattibilità. La costruzione della galleria avrebbe dovuto dimezzare indicativamente il tempo necessario per raggiungere Indemini dal piano. Il nuovo collegamento veniva presentato soprattutto come un mezzo per frenare lo spopolamento, favorire nuovi insediamenti e rendere il paese più interessante anche dal punto di vista residenziale.

Gli avvallamenti presenti nei dintorni di Indemini avrebbero potuto essere trasformati in depositi per milioni di metri cubi di materiale inerte proveniente da altri cantieri. Il riempimento degli avvallamenti avrebbe inoltre reso più regolare il terreno, permettendo, nelle intenzioni del promotore, di recuperare e valorizzare nuove superfici agricole.

Si trattava di un’ipotesi che univa la realizzazione dell’infrastruttura allo smaltimento di grandi quantità di materiale. La stampa riferì la proposta, ma il progetto non entrò in una fase realizzativa. L’ostacolo principale rimaneva il costo dell’opera.

Il rilancio ebbe anche un seguito politico. Il 10 dicembre 2015 Fausto Domenighetti presentò al Municipio un’interpellanza intitolata «Una galleria per salvare Indemini». Il progetto non rimase quindi soltanto un’idea rilanciata attraverso la stampa: arrivò formalmente anche nelle istituzioni del nuovo Comune di Gambarogno. Nemmeno questo tentativo, tuttavia, portò alla costruzione della galleria.

Un’idea riscoperta da ogni generazione

Considerati separatamente, questi progetti possono sembrare iniziative differenti. Riordinando gli articoli e gli atti politici emerge invece una storia che attraversa decenni.

Nel 1960 si parlava di una galleria di circa due chilometri. Nel 1970 il tema raggiunse la politica cantonale. Negli anni Ottanta vennero cercati dei finanziamenti. Nel 2015 il progetto fu nuovamente rilanciato, con un tracciato più lungo, costi aggiornati e una particolare soluzione finanziaria. Cambiarono le dimensioni del tunnel, il percorso ipotizzato, le cifre e i promotori. La motivazione fondamentale rimase però la stessa: avvicinare Indemini al resto del Gambarogno e garantire un futuro a una piccola comunità di montagna.

Gli articoli del 2015 riconoscevano l’esistenza di un precedente progetto risalente agli anni Ottanta. La memoria della proposta, tuttavia, sembra essersi fermata lì. L’archivio dimostra che il dibattito era iniziato almeno vent’anni prima e che Gianni Nessi e Pier Giorgio Merlini lo avevano già portato nella politica cantonale.

La galleria sotto il Colle di Neggia non venne mai costruita. La sua storia rimane però significativa: racconta il ripetersi di un problema al quale generazioni diverse cercarono di dare una risposta.

Più che la storia di un’opera incompiuta, è quella di un’idea che il Gambarogno non ha mai dimenticato del tutto.

Nel frattempo, a cambiare è stato soprattutto il clima. In Svizzera la neve è progressivamente diminuita e, anche a quote più elevate, le precipitazioni cadono sempre più spesso sotto forma di pioggia.
Con una punta d’ironia, viene allora da chiedersi se il problema del collegamento invernale non finirà per essere ridimensionato dal cambiamento climatico prima che la galleria riesca finalmente a uscire dalla carta.

Fonti

Immagine copertina: generata per GambarognoNews con strumenti di intelligenza artificiale
Immagine articolo: 
scansione del giornale


By Manuel Buetti

Manuel Buetti un regista televisivo, cineasta e fotografo appassionato, nonché editore digitale di GambarognoNews.ch. Per molti anni ha diretto programmi televisivi per la Radiotelevisione Svizzera, lavorando su diversi format, dalle notizie all'intrattenimento. Attualmente lavora come freelance.