Una scultura esposta all’aperto a Vira fu presa a sassate e completamente distrutta. A raccontare l’episodio fu l’Eco di Locarno del 9 settembre 1976, sotto il titolo «Assurdi vandali in azione a Vira contro l’arte».

Il fatto era avvenuto nei giorni precedenti. Secondo la breve cronaca, alcuni giovani non identificati avevano cominciato a scagliare pietre contro un’opera dello scultore svizzero Wilfrid Moser, collocata nel paese in occasione della seconda Esposizione nazionale di scultura all’aperto.
Richiamati dai rumori, alcuni abitanti della zona accorsero sul posto e sorpresero i responsabili mentre stavano ancora colpendo la scultura. Il giornale riferiva che i giovani non avevano mostrato alcun pentimento e che, al contrario, apparivano soddisfatti del proprio gesto.
Per l’opera non ci fu nulla da fare: la scultura risultò distrutta. Il suo valore era stimato in ottomila franchi, una somma considerevole per l’epoca.
Un protagonista dell’arte svizzera
Nato a Zurigo nel 1914 e morto nel 1997, Wilfrid Moser è considerato uno degli artisti svizzeri più importanti della seconda metà del Novecento. Fu tra i principali rappresentanti elvetici del tachisme e dell’espressionismo astratto, prima di estendere la propria ricerca alla scultura.
A partire dalla metà degli anni Sessanta realizzò rilievi in legno, assemblaggi e le prime opere plastiche. Negli anni Settanta divennero caratteristiche della sua produzione le sculture in materiale sintetico attraversate da fasce contrastanti, realizzate sia in piccole dimensioni sia come grandi strutture destinate agli spazi pubblici.
La presenza di Moser nella manifestazione gambarognese non era marginale: oltre a presentare una propria opera, l’artista faceva parte della giuria insieme a Edgardo Ratti, Luc Boissonnas, Peter Killer, Manuel Pauli, Argante Righetti, Gianfranco Rossi, Pierino Selmoni, Peter Travaglini e Flavio Zanetti.
«Scultura 1973»
Grazie alla documentazione conservata dalla famiglia Ratti possiamo aggiungere alcuni elementi importanti. La pagina dedicata a Wilfrid Moser nel catalogo dell’esposizione riproduce una «Scultura 1973», realizzata in resina epossidica dipinta.

La fotografia, scattata a Parigi con la Tour Eiffel sullo sfondo, mostra una composizione formata da strutture verticali, volumi geometrici intersecati e caratteristiche fasce contrastanti. Sono elementi riconducibili alla ricerca plastica sviluppata da Moser negli anni Settanta, quando l’artista realizzava sia sculture di piccole dimensioni sia grandi opere destinate agli spazi pubblici.
Il catalogo non precisa però se quella fotografata sia la stessa opera successivamente esposta e distrutta a Vira oppure il suo modellino.
L’immagine rimane comunque un documento prezioso: permette di comprendere quale fosse il linguaggio scultoreo portato da Moser alla mostra del 1976 e quale genere di forme potesse avere l’opera descritta dalla cronaca.
Vira trasformata in una mostra a cielo aperto
L’esposizione del 1976 riprendeva, otto anni più tardi, l’esperienza avviata a Vira nel 1968. Alla seconda edizione parteciparono 85 scultori provenienti dalle diverse regioni della Confederazione. Le opere furono inserite nelle strade, nelle piazze e negli spazi aperti del paese, offrendo al pubblico una panoramica delle differenti tendenze della scultura svizzera del periodo.
La manifestazione era organizzata da un comitato presieduto da Edgardo Ratti e composto da Gustavo Albisetti, Walter Ammann, Luigi Derighetti, Roberto Gasparoli, Diego Invernizzi, Silvio Paganetti, Normann Pelloni, Silvano Pelloni ed Ezio Salami.
Nel testo di presentazione della mostra, Edgardo Ratti invitava il pubblico a non considerare i messaggi degli artisti come qualcosa di elitario. Uno degli obiettivi della manifestazione era infatti avvicinare le persone all’arte contemporanea, superando indifferenza, incomprensioni e pregiudizi.
A fine catalogo, Ratti ringraziò gli artisti, gli organizzatori e tutti coloro che avevano collaborato alla sua realizzazione. Scrisse che l’intento era stato quello di portare nel Ticino, e in particolare nel Gambarogno, un messaggio artistico e culturale capace di mantenere aperto il confronto sull’importanza dell’arte.

Proprio questo intento rende ancora più amaro l’episodio raccontato dall’Eco di Locarno: mentre Vira apriva le proprie strade e i propri spazi all’arte e al confronto culturale, una delle opere esposte veniva deliberatamente distrutta.
La fotografia pubblicata dall’Eco di Locarno mostra ciò che rimaneva della scultura dopo il vandalismo. L’immagine è poco nitida, ma accompagna una cronaca che non lascia dubbi sulla gravità del danneggiamento.
Un ringraziamento particolare a Waldis Ratti per averci inviato le fotografie del catalogo della manifestazione e aver contribuito a completare la ricostruzione.
Fonti
- Eco di Locarno, 9 settembre 1976, pagina 6.
- Catalogo della seconda Esposizione nazionale di scultura all’aperto di Vira, 1976; documentazione gentilmente fornita da Waldis Ratti.
- GambarognoArte – Esposizione del 1976.
- Fondazione Wilfrid Moser – Biografia.
- Ernst Scheidegger Archive – Wilfrid Moser.
- Collezione d’arte della Mobiliare – Wilfrid Moser.
- Città di Zurigo – Il “Blaue Brunnen” di Wilfrid Moser.
Immagine copertina: generata per GambarognoNews con strumenti di intelligenza artificiale
Immagine articolo: scansione del giornale
Fotografie del catalogo: Waldis Ratti

